.: SPAGNA E MAGIA :.
Il basco è legato al
culto della casa, etxe, che non è solo il luogo fisico di origine ma tempio e
cimitero, simbolo e centro comune dei vivi e dei morti di una famiglia. L'"etxekandere"
o signora della casa è la principale officiante del culto domestico ed adempie
ad alcuni atti cultuali inerenti alla frequentazioni con i defunti e
all'ammaestramento dei vivi.
Queste tradizioni attestato il grande rispetto che i baschi hanno per il ruolo
femminile, al punto che ai tempi dei fueros la scelta dell'erede cadeva sul
primogenito/a, uomo o donna che fosse, contrariamente al diritto feudale che
assegnava questa prerogativa solo ai maschi.
Prima dell'avvento del cristianesimo la casa servì da sepoltura familiare. Tra
le credenze che rientrano nel cerimoniale religioso vi è quella che afferma che
non si può girare attorno alla casa tra volte. La casa basca era considerata
inviolabile al punto che godeva del diritto di asilo, e inalienabile in quanto
doveva essere trasmessa integra e indivisibile all'interno della famiglia.
Soggetti del culto domestico sono le anime dei morti, che rivestono una
particolare importanza nella cultura basca. Secondo una credenza diffusa, essi
appaiono sotto forma di lampi, di luci o di colpi di vento, talvolta come ombre.
Di notte spesso tornano al loro etxe attraverso dei cammini sotterranei.
La leggenda del cacciatore errante, che è condannato per l'eternità a
percorrere montagne, valli e selve nelle notti d'inverno in compagnia dei suoi
cani, è antichissima. Essa si ricollega al tema del cacciatore selvaggio del
foklore tedesco, o a quello delle cacce di Re Artù del folklore celtico e in
generale agli innumerevoli racconti di caccia della letteratura orale europea.
Il Cosmo: I miti
solari e lunari, così come le credenze nel dio del cielo luminoso, nel tuono,
nel giorno dedicato al dio del cielo, sono di indubbia radice indoeuropea.
Ostri, nelle varie accezioni, fu una divinità personificata del cielo o della
luce celeste, che cominciò ad essere venerata tra i Baschi verso la fine del
periodo neolitico. La radice ost che significa luce del cielo, è presente in
diversi vocaboli riferentisi al fulmine, al tuono, all'aurora, all'arcobaleno e
al giorno di giovedì.
In questa successioni di attribuzioni i Baschi, come già detto, si rifecero
agli indoeuropei; e così alcuni nomi del fulmine, per esempio oneztarri che
significa "pietra del fulmine", corrispondono ad un vecchio mito
diffuso nei paesi europei secondo il quale il fulmine è una pietra magica che,
lanciata da una nube tempestosa, s'introduce nella terra fino a una profondità
di sette strati; ogni anno sale di un livello fino a che, alla fine del settimo
anno, esce in superficie e ha il potere di allontanare gli spiriti malvagi. 
Sole in basco si dice Eguzki nelle diverse varianti. In molte cantilene
infantili vi si allude come a un essere femminile, figlio della Terra (Lur).
Secondo un vecchio modo di pensare, il Sole nasce dalla terra e ad essa ritorna.
SI crede che la luce solare non sia gradita alle Streghe o a certe categorie di
Lamie, come si racconta a proposito di una Lamia cui un pastore rubò il pettine
d'oro. Stava per riprenderlo, quando un raggio di sole nascente sfiorò la veste
dell'uomo ...."ringrazia il Sole" essa gli disse, e si ritirò nella
sua caverna.
Simboli solari sono i cerchi, le svastiche, i fiori di cardo, molto frequenti
nell'arte popolare basca e in quella funeraria.
Anche la cultura dolmenica con i dolmen orientati da est a ovest evidenzia
l'esistenza di un culto solare.
La Luna (Illargui), come il Sole, è di genere femminile; quando compare sui
monti orientali si dice:"Illargui amandrea, zeruan ze iberri?"
(Signora madre Luna, che nuove ci porti?). Il venerdì è consacrato ad essa,
così come il giovedì è consacrato al cielo. Secondo una vecchia credenza,
l'astro notturno è la luce dei morti e morire con la luna crescente è
considerato di buon auspicio per la vita dell'aldilà. Sole e Luna sono figli
della terra, nel cui seno entrambi ritornano dopo il loro percorso nel cielo.
Nei racconti tradizionali si dice che la faccia della Terra è illimitata in
tutte le direzioni e sono destinati al fallimento coloro che vogliano esplorarne
i confini. La Terra contiene tesori nascosti in caverne e montagne, che spesso
non possono essere ritrovati per la mancanza di coordinate precise atte a
localizzarli oppure per l'intervento minaccioso di geni che terrorizzano i
ricercatori e li costringono ad abbandonare l'impresa. Essa è la dimora
abituale delle anime, delle divinità e della maggior parte degli esseri mitici,
alcuni dei quali prendono le sembianze di tori, cavalli, capre e altri animali.
I Geni:
Il mondo mitico basco è popolato di geni o divinità che assumono figure di
animali o di esseri quasi umani che vivono all'interno delle caverne.
Particolare importanza tra questi assume una divinità antromorfa, Mari, una
delle più antiche dee ctonie di sesso femminile.
Marito di Mari è Maju, che compare anche come serpente o Suugar.
Una leggenda del XVI secolo racconta che Mari è la capostipite della casata dei
Signori di Biscaglia.
La "Signora" o la "Dama", come Mari viene spesso chiamata,
vive nelle regioni abissali, ma anche negli antri e nei precipizi a queste
collegati da condotti sotterranei. Le forme di Mari sono diverse: nelle regioni
sotterranee essa assume aspetti zoomorfi, in superficie invece appare come una
bellissima signora elegantemente vestita, nell'atto di pettinarsi con un pettine
d'oro; talvolta solca il cielo su un carro trainato da cavalli o avvolta nelle
fiamme. Appare anche come albero, nube, falce di fuoco, raffica di vento,
uccello. Come Persefone, viene rapita da un toro. Essa è a capo di tutti i geni
sotterranei. A volte non è sola nella sua dimora ma in compagnia di
animali-geni o di fanciulle.
Molti dei caratteri che le si attribuiscono sono gli stessi che si attribuiscono
alle streghe. In una leggenda si racconta che a una sua prigioniera, Catalina,
Mari regalò un pezzo di carbone che si trasformò in oro purissimo. La dea
cambia spesso abitazione e ad ogni localizzazione corrisponde un diverso
personaggio, come se non si trattasse di una medesima divinità ma di una
pluralità di divinità-sorelle.
Le caverne
dove vivono sono spesso luoghi di riunione o Akelarre delle streghe, le quali,
come Mari,hanno il potere di agire sui fenomeni naturali.
Il modo in cui vengono chiamate le streghe è Sorgin. Esistono le streghe?
"Non si può dire che esistano, non si può dire che non esistano" così
recita un detto popolare. D'altra parte le streghe stesse confermano la loro
esistenza:"Che non esistiamo, che si esistiamo, quattordicimila qui
stiamo", così risposero ad alcune filatrici di Eldauayen. In molti
racconti popolari si narra dei sequestri di persone incredule.
Ci sono streghe-geni e streghe-umane.
Le prime fanno parte del corteo di Mari, assolvono molte delle sue mansioni e
costruiscono ponti e dolmen.
Alla seconda categoria appartengono anche uomini, ma più sovente donne dal
carattere maligno, il cui intervento causa morte o infermità.
Le streghe si trasformano molto spesso in gatti, talvolta in cani o montoni e si
spostano molto spesso da un luogo all'altro spalmandosi con un unguento e
recitando la formula che dice:"Sasi guztien ganeti eta odei guztien aizpiti"
(Sopra tutti i rovi e attraverso tutte le nubi).
Accanto ai geni sotterranei e malefici ve ne sono di servizievoli (familiarrak),
di acquatici, campestri, notturni, aerei, ecc.
Di particolare importanza sono le Lamie o Laminak, geni dalla figura umana,
anche se con piedi di gallina, di anatra, di capra.
Nelle zone costiere sono donne con la parte inferiore a forma di pesce. Non
hanno un sesso definito, anche se prevalentemente sono geni femminili. In alcune
leggende vengono raffigurate come un piccolo popolo che vive sottoterra.
Loro dimora sono le caverne, ma vivono anche presso ristagni di corsi d'acqua.
Sono solite filare con rocca e fuso, costruire ponti, dolmen e case.
Le Lamie appaiono spesso con un pettine d'oro, accettano volentieri dagli uomini
offerte poste sui davanzali delle case; s'innamorano, riamate, di esseri umani.
Se qualcuno entra per caso nelle loro dimore lo accolgono gentilmente a meno che
non sia invadente: in questo caso lo sequestrano.
E' evidente la duplicità della loro natura, ora benefica ora malefica.
Il ciclo delle Lamie presenta molte connessioni con quello delle Streghe o dei
Gentili.
Genio campestre è Basajaun, il signore della selva, o anche Signore Selvaggio.
Insieme a sua moglie Basandere, Dama Selvaggia, vive nei boschi e ha un corpo
umano fittamente coperto di peli.
Viene considerato protettore delle greggi. Quando arriva la tempesta, lancia
grida di avviso ai pastori; impedisce al lupo di avvicinarsi al gregge.