.: IL NOCE DI BENEVENTO :.

Ciò che ha reso popolari questi luoghi è l'esistenza di un albero di noce,
nelle vicinanze della città, intorno al quale si sono sviluppate leggende, già
in tempi remoti, secondo cui questo albero sarebbe l'archetipo del luogo
consacrato al sabba.
Uno dei punti di riferimento bibliografico per la ricostruzione della leggenda
del noce, è il libro "La superstiziosa storia del noce di benevento"
scritto nel 1640 da Pietro Piperno.
Ma prima di spiegare il perchè della superstizione, è necessario fare un passo
indietro. L'aura demoniaca creatasi intorno al noce è ampia e ricca di
problematiche interpretazioni. Ciò che si sa di certo è che questa tradizione
può essere considerata come la persistenza di un culto pagano fortemente
sincretistico. Sappiamo come con l'ascesa a potere mistico-religioso del
Cristianesimo, molti culti pagani, che affondavano le radici in antiche
religioni pre-cristiane, furono spazzate via con l'accusa di essere culti
"demoniaci". Con questa semplicistica soluzione, il Cristianesimo
sperava di eliminare reminescenze di altre religioni che potevano segnare
un'ombra sulla stabilità del proprio potere. Questa volontà , che non poteva
certo ptretendere di eliminare in un sol colpo secoli e secoli di tradizioni, ha
fatto sì che il Cristianesimo stesso assorbisse all'interno del proprio
impianto liturgico e sacrale, diversi aspetti cultuali delle religioni
soppiantate.
La Storia del resto parla da sè.
Durante l'occupazione longobarda in Italia, il ducato di Benevento era cinto
dall'assedio dell'esercito bizantino di Costante (667). In quello stesso
periodo, un sacerdote di nome Barbato ,accusava pubblicamente i cittadini di
superstizione e di adorare un serpente di bronzo appeso ai rami di un noce a
circa 2 miglia dalla città. Il duca Romualdo , dal canto suo, fece voto di
sradicare questa tradizione , se Dio lo avesse aiutato a sconfiggere l'esercito
nemico. Così fu, l'esercito bizantino di Costante fu sconfitto ( vuoi con
l'aiuto di Dio, vuoi con l'intervento di re Gromualdo e delle sue armate
longobarde). Ma, sciolto il voto fatto a Dio e a Barbato ora diventato vescovo,
il duca Romualdo continuò ad adorare un simulacro a forma di serpente in
bronzo, di nascosto.
L'aspetto affascinante della storia del noce è legato proprio alla fusione in
uno solo, di due culti ben distinti e separati. Da una parte abbiamo il
serpente, che sappiamo essere caro ad Iside e quindi legato ad un culto di
origine mediterranea pre-longobarda. A riprova di questa tesi , nei pressi del
convento dei Padri Agostiniani di Benevento sono stati ritrovati resti di un
tempio dedicato ad Iside. Pare che addirittura la Cattedrale di Benevento sia
stata edificata sulle rovine di un tempio dedicato allo stesso culto. In
contrapposizione a questo antichissimo culto, vi è l'immagine dell'albero
sacro, di provenienza germanica. L'aspetto sacrale degli alberi è presente
anche nelle religioni nordiche , celtiche e soprattutto vichinghe. Da fonti
antiche , sappiamo anche che i Longobardi usavano appendere ad un gigantesco
noce dei coria o delle pelli di pecora. I guerrieri che in corsa su di un
cavallo, voltando le spalle, riuscivano a strappare un pezzo di pelle, potevano
guadagnarsi il favore degli dei. Questi due culti quindi, si sono fusi insieme
creandone uno nuovo. Ma c'è di più: la demonizzazione di questo luogoe gli
incontri che vi avvenivano, attuata dal Cristianesimo, è stata seguita
dall'enfatizzazione di stampo popolare. Il libro del Piperno spiega:" ...
in questo luogo poi, sono state compiute tante e tante scelleraggini, essendo
come nido di stregoni e fattucchieri, i quali sogliono ivi radunarsi (...) e non
solo si radunano in questo superstizioso luogo per alcun tempo le streghe, ma le
più famose del mondo si retirano ad abitare in questi contorni..."
Le prime testimonianze sulle tregende svolte al noce di Benevento risalgono al
XIV secolo. Si narrava che le streghe arrivassero qui in volo da luoghi spesso
lontani formulando queste parole:
Vi sono inoltre moltissime
testimonianze di verbali ai processi contro le streghe e pare anche una predica
di S.Bernardino da Siena.
Infine, la conclusione circa il culto del noce di Benevento può ragionevolmente
collegarsi ad un culto di stampo sacrale: gli oggetti posti sull'albero si
credevano posti sotto un alone sacro e a volte potevano svolgere la funzione di
ex-voto. Si tratta di una tradizione simbolica che affonda le sue origini in
epoca greco-romana, ma anche gli egizi e gli etruschi ne fecero uso, e che ha
mantenuto la sua forza attraversando anche il folklore popolare e giungendo alla
cristianità. Le statue della Madonna sono in effetti l'ultima trasformazione
del simulacro femminile pagano che ricevendo i doni attua il suo processo
protettivo e nello specifico si può senz'altro ammettere che , il culto
cristiano di stampo patriarcale non poteva rinunciare all'aspetto femminile ed
il culto di Iside si è così trasformato ed è stato continuato nel culto della
Madonna.
Ipotesi sull’ubicazione del noce
Si narra che la storia delle
streghe di Benevento si sia protratta almeno un millennio, a partire dal VI
secolo d.C. Prima delle guerre sannitiche, la città si chiamava Maleventum.
Furono i romani, dopo la vittoriosa battaglia contro Pirro, a cambiarne il nome
in Beneventum. Essa fu luogo di un importante culto pagano, quello della dea
Iside, dea della magia. Magie e sortilegi erano quelli operati dalla strega
Teresa, di Pesco Sannita. Il noce era stato abbattuto cirta settecento anni
prima, ma nell’incavo del suo tronco si trovavano ancora scheletri di bambini
e animali sacrificati. Teresa usciva la notte, per recarsi al noce. Ma una
notte, il marito la costrinse a farsi portare con lei. Si narra che Teresa
scongiurò il marito di non pronunciare mai le parole "Dio" e "Gesù",
per nessuna ragione. Ma il marito, giunto al noce, chiese un po’ di sale da
mettere sul cibo. Le Janare non usano il sale, e poiché il sale tardava ad
arrivare, quando finalmente gli fu portato, il marito esclamò: "Sia lodato
Gesù…ecco il sale!". All’improvviso la scena del Sabba, intorno a lui,
scomparve, e lui rimase solo, impaurito e tremante dal freddo.
Ma dove si trovava, precisamente, il noce? Ancora oggi non c’è un completo
accordo tra gli studiosi. Varie testimonianze, soprattutto di epoca medievale,
fanno supporre che ci fossero diversi luoghi, e non uno solo, dove si radunavano
le streghe. L’ubicazione del noce sradicato da San Barbato, si suppone sia
quella dello Stretto di Barba, una gola che si incontra sulla strada per
Avellino. Su questo luogo, oggi, sorge una chiesetta abbandonata, poco discosta
da un bosco. Altre testimonianze fanno pensare che il luogo fosse un altro.
Ancora lungo il fiume Sabato, ma più vicino a Benevento, in una zona
pianeggiante, anch’essa abitata da una chiesetta abbandonata, oltre che da un
cimitero. Terra magica, attorno a Benevento, dove storia e mito si fondono nelle
credenze popolari. I folletti infestano questo luogo, senza far del male a
nessuno, a parte qualche scherzo ai poveri anziani contadini, costretti ad
alzarsi la notte per sciogliere la criniera del cavallo, che i folletti si sono
divertiti a intrecciare, senza mai essere colti sul fatto. Questa contrada è
una zona poco abitata, oltre il Ponte Leproso, al principio di una stretta
stradina. Da qui si può vedere la piana del fiume Sabato, al di là delle poche
casette che sorgono vicino alla chiesetta abbandonata. Si narra che la Janara
entri in casa come il vento. Ti accorgi della sua visita, perché una invisibile
mano gelida ti carezza il viso! Se una Janara ti visita una volta, dopo ritorna.
Tornerà sempre, sino a quando non la riuscirai a vedere in faccia e a dirle:
"Vieni domani a prendere il sale".
Nei luoghi dove storia e credenza popolare sono elementi così fortemente
intrecciati fra di loro, dove le streghe ancora non si sa se esistano o siano
frutto di fantasticherie, si può ancora trovare chi, andando a dormire, chiuda
finestre e porta, ma non per paura dei ladri. Il freddo scorrere del fiume
sembra portare verso di noi, dalle lontananze dei secoli, le voci di quelle
streghe che si riunivano attorno al noce. Ma forse è solo il vento che soffia
nella notte. Un semplice fenomeno fisico, semplice e naturale. In certe
contrade, ci sono ancora anziani contadini che possono raccontare di aver visto
l’ombra sfuggente di una janara, in notti come questa. Per loro il vento
gelido del fiume è naturale come la presenza della janara. Fantasia? Realtà?